Le zecche stanno diventando un fenomeno sempre più diffuso sul territorio italiano, con un ampliamento delle aree interessate e un aumento del rischio di punture e infezioni trasmesse. La combinazione di inverni più miti, stagioni calde che si prolungano e cambiamenti negli ecosistemi sta favorendo la loro presenza anche in zone dove in passato erano meno comuni.
A fare il punto è l’Artemisia Lab – CESMET, Clinica del Viaggiatore, diretta dal dottor Paolo Meo, medico tropicalista e infettivologo, che sottolinea come il problema non riguardi più soltanto le aree tradizionalmente considerate a rischio. L’aumento delle zecche porta con sé anche una maggiore esposizione a patologie come la febbre bottonosa del Mediterraneo, la malattia di Lyme, l’anaplasmosi e, in alcune aree del Nord-Est, l’encefalite da zecche (TBE).
Dove il rischio è maggiore
Secondo i dati raccolti dal CESMET, Lyme e TBE (encefalite da zecche) risultano maggiormente diffuse nelle regioni del Nord-Est, dove la presenza delle zecche responsabili è storicamente più elevata. Nel Centro-Sud e nelle isole, invece, è più frequente la febbre bottonosa mediterranea, un’infezione causata da un batterio trasmesso attraverso il morso della zecca.
I dati mostrano anche un aumento dei casi di TBE: nel 2025 ne sono stati registrati 67, contro i 50 dell’anno precedente. Per quanto riguarda la febbre bottonosa, le stime parlano di un numero annuale compreso tra 400 e 1000 casi diagnosticati, con una possibile sottonotifica.
La diagnosi e l’importanza dei sintomi
Il dottor Meo sottolinea che riconoscere tempestivamente i segni dell’infezione è fondamentale: “Le infezioni batteriche trasmesse dalle zecche devono essere riconosciute innanzitutto sul piano clinico. Se il medico sospetta un’infezione da Rickettsie o da Borrelie, dovrà iniziare subito la terapia antibiotica, senza attendere l’esito degli esami di laboratorio”.
Tra i sintomi da monitorare dopo una puntura ci sono febbre, forte mal di testa, dolori muscolari e articolari, eruzioni cutanee, una chiazza rossa che tende ad allargarsi e, nel caso della febbre bottonosa mediterranea, una piccola crosta nera in corrispondenza della puntura. Particolare attenzione deve essere rivolta agli anziani e a chi soffre di diabete, patologie epatiche o altre condizioni di fragilità, che possono aumentare il rischio di complicanze.
Cosa fare se si viene punti
La rimozione della zecca deve avvenire nel modo corretto per ridurre il rischio di trasmissione batterica. Il CESMET raccomanda di utilizzare una pinzetta a punte sottili, afferrare la zecca vicino alla pelle e tirare lentamente e con decisione. Sono da evitare olio, alcol, vaselina, fonti di calore e qualsiasi manovra che possa schiacciare la zecca.
Dopo la rimozione, è utile annotare la data e il luogo della puntura e monitorare la comparsa di sintomi nei successivi 30-40 giorni. In caso di febbre, malessere generale o eruzioni cutanee è importante rivolgersi al medico, segnalando l’episodio.
Prevenzione e vaccino
La prevenzione rimane centrale. Il Centro consiglia di indossare abiti chiari e coprenti, applicare repellenti, camminare al centro dei sentieri e controllare corpo e vestiti al rientro da aree a rischio.
Per chi vive o soggiorna nelle aree endemiche del Nord-Est è disponibile anche la vaccinazione contro la TBE. Il vaccino, tuttavia, protegge esclusivamente dall’encefalite da zecche e non dalle altre infezioni trasmesse da questi parassiti.

