Il 30 Settembre 2026 la Commissione Europea ha presentato una nuova strategia che potrebbe cambiare il modo in cui si affronta la prevenzione delle malattie cardiovascolari nell’Unione Europea. L’idea è semplice: individuare prima possibile le persone che rischiano di sviluppare una malattia cardiovascolare, anche quando non hanno ancora sintomi. La diagnosi precoce è fondamentale perché molte condizioni, come pressione alta, colesterolo elevato o glicemia alterata, possono non dare segnali evidenti, ma aumentano nel tempo il rischio di eventi gravi come infarti e ictus. Per questo la Commissione propone di rendere più sistematici i controlli, integrandoli nei servizi sanitari.

Le malattie cardiovascolari restano la principale causa di morte nell’Unione Europea. Secondo Eurostat, nel 2023 hanno causato oltre 1,6 milioni di decessi, pari a circa un decesso su tre. In Italia hanno provocato oltre 206.000 morti. I tassi sono più bassi al Nord, tra il 27 e il 29% dei decessi, e più alti al Sud, sopra il 30%, fino al 34,8% in Calabria.

Molti dei principali fattori di rischio cardiovascolare sono silenziosi. Pressione alta, colesterolo elevato, glicemia alterata possono non dare sintomi per anni, ma aumentano progressivamente il rischio di infarto, ictus e altre complicanze. Per questo la nuova strategia europea punta a creare percorsi organizzati che permettano di identificare precocemente le persone più a rischio, prima che si manifestino eventi gravi. La prevenzione dovrebbe arrivare prima del problema, non inseguirlo.

Un controllo cardiovascolare non si basa su un singolo esame, ma sulla valutazione complessiva del rischio. Il medico considera pressione arteriosa, colesterolo, glicemia, peso corporeo, eventuale fumo, età, familiarità e storia clinica per stimare il rischio individuale di sviluppare una malattia cardiovascolare nei successivi anni. Non basta sentirsi bene per essere davvero a basso rischio: molti fattori agiscono in modo silenzioso e solo una valutazione globale permette di stimare correttamente il rischio individuale.

Come ha ricordato il Ministro della Salute Schillaci, fino all’80% dei decessi prematuri è evitabile intervenendo sui fattori di rischio. La nuova strategia europea punta proprio a questo: identificare prima le persone più esposte e intervenire quando le cure possono essere più efficaci.

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