Una copia virtuale del paziente obeso per simulare strategie di prevenzione e cura, valutare la risposta alle terapie e studiare il rischio di complicanze. È l’obiettivo del progetto di intelligenza artificiale avviato tra Palermo e Milano, presentato dalla Società Italiana dell’Obesità (SIO) e riportato da La Stampa.

Il programma coinvolge due centri clinici di riferimento per l’obesità: il Policlinico Giaccone di Palermo e l’Istituto Humanitas di Milano. L’idea è creare un “gemello digitale” del paziente, un modello capace di integrare dati clinici, biologici e “omici” (genomica, proteomica, metabolomica) per anticipare l’evoluzione della malattia e personalizzare le terapie.

L’importanza dei dati nella ricerca sull’obesità

La raccolta di dati reali su persone con obesità è fondamentale per migliorare la precisione degli algoritmi di intelligenza artificiale. “Oggi chi possiede dati di qualità possiede una straordinaria ricchezza scientifica”, ha spiegato Roberto Vettor, presidente della Società Italiana dell’Obesità. Il progetto si propone di raccogliere informazioni uniformi e confrontabili, rendendo disponibili i risultati alla comunità scientifica e alle istituzioni sanitarie.

Secondo Silvio Buscemi, direttore dell’Unità operativa di Malattie del metabolismo al Policlinico di Palermo, l’intelligenza artificiale rappresenta un supporto strategico per gestire la complessità della malattia. “L’intelligenza artificiale non deve sostituire il medico, ma permettergli di leggere insieme una quantità di informazioni che nessun essere umano potrebbe elaborare contemporaneamente”, ha dichiarato Buscemi.

Nuove terapie e prospettive future

In Italia si contano 25 milioni di persone sovrappeso e 6 milioni obese. Negli ultimi mesi sono stati introdotti nuovi farmaci anti-obesità in forma di pillola, come il semaglutide e l’orforglipron, che potrebbero rivoluzionare la gestione della malattia. Tuttavia, gli esperti sottolineano che la terapia farmacologica deve essere accompagnata da un cambiamento degli stili di vita.

“Parliamo di una malattia biologica che va capita nella sua patogenesi. Non basta cambiare le abitudini a tavola”, ha affermato Paolo Sbraccia, ordinario di Medicina interna presso l’Università di Roma Tor Vergata. “Per alcuni soggetti l’obesità è una condizione cronica, che richiede una terapia a vita per poter essere controllata”.

Rischi e raccomandazioni

Tra le persone obese, il rischio di complicanze è più alto e le risposte ai farmaci possono variare. Per questo l’intelligenza artificiale potrebbe aiutare a identificare terapie personalizzate. Gli esperti raccomandano alla popolazione di monitorare il peso, misurare la circonferenza addominale e calcolare l’indice di massa corporea.

Il progetto tra Palermo e Milano rappresenta un passo avanti nella ricerca sull’obesità, con l’obiettivo di sviluppare strategie sempre più personalizzate e basate sui dati per affrontare una delle principali sfide sanitarie del nostro tempo.

Fonti