Un recente report della Fondazione Gimbe ha messo in luce una preoccupante realtà per la Basilicata: circa 60mila cittadini hanno rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie, come visite specialistiche ed esami diagnostici. Questo numero rappresenta oltre il 10% della popolazione assistita dal Servizio Sanitario Regionale, evidenziando significative difficoltà di accesso alle cure.

Il quadro nazionale e il contesto regionale

La situazione lucana si inserisce in un contesto più ampio che riguarda l'intero sistema sanitario italiano. Nel 2025, la spesa sanitaria pubblica in Italia è scesa al 6,2% del PIL, in decremento rispetto al 6,3% del 2024, come riportato dalla Fondazione Gimbe. Inoltre, nel 2024, sono stati 5,8 milioni gli italiani che hanno dovuto rinunciare a cure a causa di motivi economici o tempi di attesa eccessivi.

Carenze strutturali e disuguaglianze

In Basilicata, le sfide sono amplificate dalla geografia del territorio, caratterizzato da numerosi comuni piccoli e dispersi, e dalla carenza di medici di medicina generale. Queste condizioni complicano l'accesso ai servizi sanitari, specialmente per le popolazioni più vulnerabili e per chi risiede lontano dai centri urbani principali.

Implicazioni per la salute pubblica

La rinuncia a cure e controlli preventivi può avere gravi conseguenze sulla salute pubblica, ritardando la diagnosi e il trattamento delle patologie. Le attese prolungate e i costi elevati delle strutture private contribuiscono al fenomeno, accentuando le disuguaglianze sociali.

Prospettive politiche e soluzioni

La questione è al centro del dibattito politico regionale, con le opposizioni che sottolineano la necessità di interventi per migliorare l'accessibilità e ridurre le liste d'attesa. A livello nazionale, la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale è un tema cruciale in vista della Legge di Bilancio 2027, che deve affrontare sfide come la distribuzione disomogenea dei servizi e la carenza di personale sanitario.