La situazione epidemiologica legata al Covid in Italia resta complessivamente stabile e non emergenziale, ma i dati più recenti mostrano una progressiva ripresa della circolazione virale. Un incremento dei contagi, sostenuto da nuove varianti caratterizzate da una maggiore trasmissibilità, come XEC, Nimbus e Stratus, sta richiamando l’attenzione delle autorità sanitarie e degli esperti.

Il quadro attuale è profondamente diverso rispetto alle precedenti fasi pandemiche. La maggior parte della popolazione ha acquisito una protezione immunitaria significativa grazie alla vaccinazione e alle precedenti esposizioni al virus. Tuttavia, la comparsa di nuove varianti, pur appartenenti alla famiglia Omicron, sta determinando un aumento del numero di infezioni. In Lombardia, nel mese di settembre, sono stati registrati 74 nuovi casi, mentre il dato nazionale nello stesso periodo è stato pari a 128.

Le varianti attualmente monitorate comprendono, tra quelle di interesse (VOI) secondo l’OMS, la famiglia JN.1, mentre l’ECDC osserva sotto-lignaggi come KP.1.2 e KP.4.2. Tra i ceppi in osservazione (VUM) figurano varianti come XFG e NB.1.8.1, nota come Nimbus. I sintomi associati alle forme attualmente in circolazione restano simili a quelli già osservati nelle precedenti ondate di Omicron: febbre, tosse, mal di gola, stanchezza e congestione nasale.

Il commissario straordinario per il Piano pandemico nazionale, Francesco Figliuolo, ha sottolineato la necessità di mantenere una capacità di risposta strutturata e indipendente. Nel corso di un’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria, Figliuolo ha affermato che “ci saranno in futuro altre pandemie e non si può pensare di non avere un’autonomia e una strategia per i dispositivi o i farmaci”.

Il quadro internazionale

L’aumento dei casi di Covid non riguarda soltanto l’Italia. In diversi Paesi europei, negli Stati Uniti e in Asia si osserva un incremento delle infezioni attribuito non solo alla maggiore diffusione di nuove varianti, ma anche alla riduzione graduale dell’immunità acquisita nel tempo. Secondo l’epidemiologo Antoine Flahault, direttore dell’Istituto di salute globale dell’Università di Ginevra, si tratta di un “fenomeno globale di ripresa dell’epidemia”.

In Francia, Santé publique France ha registrato un aumento del 76% delle visite dai medici di base per Covid-19 nella settimana dal 14 al 20 settembre 2026 rispetto alla precedente, con un incremento del 12% delle ospedalizzazioni legate al virus. Anche in Germania e nel Regno Unito si osserva un aumento dei contagi, mentre negli Stati Uniti l’ultima ondata ha raggiunto il picco a metà agosto 2026.

Il rischio e l’impatto sui sistemi sanitari

Nonostante la crescita dei casi, l’OMS definisce il rischio per la salute pubblica globale come “moderato”, sottolineando che il virus continua a provocare forme gravi e decessi, soprattutto tra le persone più vulnerabili. L’ECDC aggiunge che le varianti attualmente circolanti non mostrano evidenze di maggiore gravità rispetto alle precedenti e che l’aumento dei casi è determinato principalmente dalla maggiore trasmissibilità e dalla riduzione dell’immunità nel tempo.

L’OMS evidenzia inoltre che le reinfezioni sono frequenti e che l’infezione può colpire anche persone precedentemente vaccinate o guarite. Tra i fattori che contribuiscono all’aumento dei casi vi sono il calo progressivo dell’immunità, la maggiore circolazione di virus respiratori con l’arrivo dell’autunno e l’attenuazione delle misure di prevenzione.

Sintomi e sorveglianza

Secondo l’OMS, i sintomi più comuni restano febbre, brividi, mal di gola, tosse, naso chiuso o che cola, stanchezza, mal di testa, dolori muscolari, nausea, vomito e diarrea. La perdita o alterazione del gusto e dell’olfatto continua a essere segnalata, mentre tra i segnali più gravi figurano difficoltà respiratorie e dolore o pressione persistente al petto.

Fonti