Un documento di valutazione psicologica su Alberto Stasi, relativo all'omicidio di Chiara Poggi avvenuto nel 2007 a Garlasco, è tornato al centro dell'attenzione mediatica e giudiziaria. Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Riformista, la Procura di Pavia ha rintracciato una presunta relazione di 13 pagine, priva di data e firma, che non risulta essere stata depositata nel fascicolo dell'inchiesta.
Il documento, attribuito al generale Luciano Garofano, è stato oggetto di un acceso dibattito televisivo durante la trasmissione Ore 14, condotta da Milo Infante. Nel corso del programma, il nome della criminologa Alessandra Bramante è stato associato alla vicenda.
In diretta televisiva, Infante ha affermato: "È stato Luciano Garofano a commissionare la perizia su Alberto Stasi alla dottoressa Alessandra Bramante nella sua qualità di criminologa. All'epoca era una professionista di non grande esperienza, una giovane professionista che ha redatto questa perizia. È la verità".
La Bramante ha tuttavia smentito categoricamente di essere l'autrice della valutazione, negando di aver redatto il documento.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, all'interno del documento compaiono 17 punti di valutazione della personalità di Stasi. Tra questi vengono evidenziati "tendenza narcisistica", "ambivalenza e contraddizioni rispetto al sesso", oltre a "freddezza", "calcolatore", "mancanza assoluta di emozioni" e "indifferenza estrema nei confronti della vittima".
L'articolo del Corriere della Sera descrive inoltre la presenza di annotazioni in rosso e in verde, che sottolineano presunte contraddizioni e commenti sulle dichiarazioni dell'indagato. Tra le frasi evidenziate figurano espressioni come "impossibile non pestare tutte quelle macchie" e "come ha fatto a non sporcarsi?", riferite alle dichiarazioni di Stasi secondo cui sarebbe riuscito a evitare le numerose tracce di sangue presenti sulla scena del crimine.
L'esistenza e la paternità del documento restano oggetto di verifica da parte degli inquirenti, mentre il caso di Garlasco continua a riemergere periodicamente nel dibattito pubblico, riaccendendo l'attenzione sull'operato degli ex investigatori del RIS di Parma e sulla figura di Alberto Stasi.

